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Da Trento al Brasile

Giulia Tamanini, una sassofonista da esportazione

Prima il Bonporti, poi Parigi e la tournée «carioca» Il viaggio errabondo della sassofonista Giulia Tamanini

 

Astro nascente Giulia Tamanini è nata a Trento ventisette anni fa. Ora vive e lavora a Parigi (Foto Kely Carvalho)

 

Santa Teresa è uno dei quartieri più pittoreschi di Rio de Janeiro, percorso com’è da vicoli tortuosi con vista spettacolare sulla baia. Proprio in una di queste stradine si trova il «Centro Cultural Casa do Chiquinho», che, lo scorso Ferragosto, ha ospitato il concerto del Trio in Uno formato da Josè Ferreira, chitarrista di Sao Paulo, Pablo Schinke, violoncellista di Joao Pessoa e Giulia Tamanini, ventisettenne sassofonista di Trento. Si trattava della quinta data della tournée brasiliana organizzata per presentare il loro primo cd: Lilas, pubblicato a febbraio scorso e registrato a «Les Lilas» cittadina che sorge sulla collina di Belville, nella periferia est di Parigi.

Come si arrivi a suonare in Brasile, partendo da Trento e passando dalla Francia, ce lo spiega la stessa Giulia Tamanini rientrata a «casa» per passare qualche giorno con famiglia e amici. «Sono cresciuta in una famiglia che mi ha trasmesso l’amore per la musica sin da bambina. Ho iniziato a suonare il sassofono soprano a otto anni e a undici sono entrata al Conservatorio Bonporti dove mi sono diplomata nel 2007. Poi ho suonato con con l’orchestra del Festival Pergine Spettacolo Aperto e con alcune formazioni cameristiche. Nel novembre del 2010 mi sono trasferita a Parigi, dove ho conseguito il Diplôme d’études musicales».

Il Brasile sembra ancora lontano...

«Sembra. Perché a Parigi ho incontrato il chitarrista brasiliano Josè Ferreira, con cui, nel 2012 ho formato il Duo in Uno. Lui mi ha introdotto alla musica brasiliana e ho iniziato la mia personale ricerca per approfondire stile e repertorio. Un anno fa il duo è diventato un trio dopo l’incontro con il violoncellista Pablo Schinke».

La musica brasiliana comprende generi molto distanti. Voi quali avete scelto?

«È vero, ogni regione del Brasile ha stili e linguaggi diversi. Io ho cominciato a frequentare le roda di choro, incontri fra musicisti e appassionati di musica choro in cui ci si riunisce attorno ad un tavolo per suonare questo genere di musica strumentale tradizionale. Poi sono passata a musicisti contemporanei con uno stile classico che in Brasile ha, comunque, sempre un piede nella musica popolare».

Il pubblico brasiliano come ha accolto un trio di musica tradizionale proveniente da Parigi?

«Molto bene. Sono fieri del fatto che loro musica venga suonata all’estero. Poi, la nostra è una formazione molto particolare: violoncello, chitarra a sette corde e sassofono soprano. Suonando lo strumento più acuto, io faccio la voce principale. Sono nostri anche gli arrangiamenti per cui il repertorio è sempre nuovo e interessante. La tournée serviva a proporre il nostro nuovo cd che presenteremo anche a Parigi in autunno».

E Trento? In Italia esiste un pubblico per questo genere?

«I grandi vecchi brasiliani raccolgono sempre molto pubblico in Italia e il successo di Carioca di Stefano Bollani ha allargato la platea di appassionati. Ma io spero di presentare il cd anche a Trento, ci tengo particolarmente a fare ascoltare questa straordinaria musica anche qui».

 Con i Trio in Uno abbiamo presentato il cd «Lilas» in Sudamerica. Ora vorrei farlo conoscere anche a Trento

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